Esame patente A2: come si svolge, dai coni alla guida nel traffico

Un cono sfiorato con lo stivale, un piede che scende a terra per un attimo, quattordici secondi invece di quindici. All'esame della patente A2 basta uno di questi dettagli per essere respinti prima ancora di uscire nel traffico. Sapere in anticipo come si svolge la prova toglie buona parte della tensione: le misure del percorso sono fissate da un decreto, uguali in tutta Italia, e si possono riprodurre in un piazzale con un metro a nastro e qualche cono.

In breve: l'esame della patente A2 è fatto di una prova di teoria, da cui molti candidati sono esonerati, e di una prova pratica divisa in tre fasi. Prima i controlli su casco, abbigliamento e moto. Poi due esercizi cronometrati in area chiusa, uno lento e uno veloce. Infine venticinque minuti di guida su strada, con l'esaminatore che segue in auto e parla in cuffia. La sequenza è obbligata: chi non supera la prima non accede alla seconda, chi sbaglia tra i coni non esce nel traffico.

Teoria: chi la deve sostenere e chi parte direttamente dalla pratica

La distinzione dipende da quello che si ha già nel portafoglio. Chi possiede una patente B, oppure una A1, non ripete i quiz: la circolare ministeriale che regola le patenti moto esonera dalla teoria i titolari di A1, A2, A, B1, B o BE che vogliono conseguire un'altra di queste categorie. È un caso frequente, quello dell'automobilista di trent'anni che decide di passare alle due ruote. Per lui l'esame A2 è soltanto pratico, ma completo di tutte e tre le fasi: gli anni di guida in auto non tolgono nemmeno un cono. Per le patenti molto datate sono l'ufficio della Motorizzazione o l'autoscuola a confermare l'esonero quando si presenta la domanda.

Deve invece sedersi davanti al computer chi parte da zero, come il diciottenne senza alcuna patente, e chi ha soltanto il patentino AM. Il formato è quello della patente B, in vigore dalla fine del 2021: trenta domande vero o falso, venti minuti, non più di tre errori. Anche il listato ministeriale è comune alle categorie A e B, quindi chi si prepara sui quiz della patente B sta già studiando per la A2, comprese le domande su casco e abbigliamento del motociclista. La teoria va superata entro sei mesi dalla domanda e in quel periodo le prove concesse sono due. Il meccanismo del punteggio è spiegato nella guida su quante domande ha l'esame di teoria.

Superati i quiz, o saltati per esonero, arriva l'autorizzazione a esercitarsi, il foglio rosa. Esiste poi un caso a parte: chi ha la A1 da almeno due anni può evitare del tutto la prova frequentando un corso in autoscuola, strada descritta nell'articolo sulla patente A2 senza esame.

La moto giusta e l'abbigliamento: il filtro che non dipende dall'abilità

Prima ancora dei coni c'è una selezione che con la guida non ha nulla a che fare. La moto d'esame per la A2 deve avere una potenza compresa tra 20 e 35 kW, un rapporto potenza/peso non superiore a 0,2 kW/kg e, se ha il motore termico, una cilindrata di almeno 250 cm³, con cinque centimetri cubi di tolleranza: una 245 è ammessa. Niente sidecar, e un cavalletto, centrale o laterale. Per le elettriche è richiesto un rapporto potenza/peso di almeno 0,15 kW/kg.

La conseguenza sorprende chi arriva dalla A1 o dai 125 guidati con la B: il 125 di tutti i giorni non va bene per l'esame, anche se con la A2 si potrà continuare a guidarlo. In rete si legge ancora di una moto d'esame da 400 cm³: era la vecchia regola, superata. Chi si iscrive in autoscuola usa la moto della scuola; chi fa da sé deve procurarsene una conforme, come spiega la guida alla patente A2 da privatista.

Attenzione al cambio. Sostenere la prova con una moto a cambio automatico è consentito, ma sulla patente viene annotato il codice 78 e da quel momento le moto con il cambio manuale restano precluse, in tutte le categorie A. Chi pensa di guidare un giorno una moto con la leva della frizione fa meglio a presentarsi con quella.

L'abbigliamento è un elenco chiuso, obbligatorio sia tra i coni sia su strada:

  • casco integrale omologato (il jet è ammesso soltanto all'esame per la AM);
  • guanti;
  • giacca con protezioni di gomiti e spalle;
  • pantaloni lunghi e protezioni delle ginocchia;
  • paraschiena, almeno di tipo CB (Central Back Protector), che può essere integrato nella giacca;
  • scarpe chiuse.

Il decreto non indica sigle o livelli di omologazione per guanti, giacca e ginocchiere: conta che ogni voce ci sia. Pantaloni lunghi e ginocchiere sono due richieste distinte, e il testo non parla di pantalone tecnico. Presentarsi senza un pezzo significa, con ogni probabilità, non essere ammessi alla prova. Diverse autoscuole prestano o noleggiano ciò che manca, ma va chiesto prima, non la mattina dell'esame. Quali moto si potranno guidare con il documento in tasca è un altro discorso, affrontato in cosa si può guidare con la patente A2.

Casco integrale, guanti, giacca con protezioni, paraschiena e ginocchiere pronti per l'esame della patente A2
L'abbigliamento obbligatorio per la seconda e la terza fase della prova pratica: se manca un elemento, con ogni probabilità non si viene ammessi.

Prima fase: casco, equipaggiamento e due controlli sulla moto

La prova pratica comincia da fermi. Il candidato deve indossare correttamente il casco e controllarne l'integrità, cioè cinturino, visiera e calotta, mentre l'esaminatore verifica che l'abbigliamento sia completo. Poi tocca alla moto: un controllo a campione su almeno due dispositivi, presi da un elenco che comprende pneumatici, freni, sterzo, interruttore di emergenza, catena, livello dell'olio, luci, indicatori di direzione e avvisatore acustico. Non è un'interrogazione di meccanica: si tratta di mostrare che si sa dove mettere le mani e che cosa guardare.

Conviene arrivare con una piccola routine già provata ad alta voce: per le gomme pressione, battistrada e fianchi senza tagli; per i freni corsa della leva e del pedale, livello del liquido, pastiglie dove si riesce a vederle; per lo sterzo, manubrio che gira libero da un fine corsa all'altro. È la fase più facile da preparare, ma chi non la supera ai coni non arriva.

Seconda fase: i due esercizi cronometrati dell'esame pratico della patente A2

Dal 2019 l'esame moto non ha più le sei fasi di una volta, con le prove separate a velocità diverse che molti siti continuano a descrivere. Oggi in area chiusa gli esercizi sono due, entrambi cronometrati, e chiedono cose opposte: il primo premia chi sa andare piano, il secondo chi sa tenere il ritmo e poi fermarsi dove deve.

Primo esercizio: equilibrio a bassa velocità

Si parte con uno slalom fra cinque coni dentro un corridoio lungo 18,2 metri e largo 2,2. Il primo cono è a 2,2 metri dalla partenza, gli altri si susseguono ogni 4 metri: lo spazio è poco, la moto va inclinata e raddrizzata di continuo. Segue il giro attorno a un cono centrale, all'interno di una figura circolare di 8 metri di diametro, e poi il passaggio in un corridoio stretto, 25 metri di lunghezza per 1,3 di larghezza, che da fermi sembra comodo e in movimento molto meno.

Il tempo qui funziona al contrario di come ci si aspetta: l'esercizio deve durare non meno di quindici secondi. Chi lo chiude in quattordici è respinto, esattamente come chi tocca un cono. È una prova di lentezza controllata, e in moto andare piano è più difficile che tenere un'andatura normale.

Secondo esercizio: slalom veloce, scarto e frenata

Cambia la scala. Il corridoio è lungo 48 metri e largo 5,5; il primo dei cinque coni è a 20 metri dalla partenza, lo spazio che serve per prendere velocità, e i successivi sono distanziati di 7 metri. Dopo lo slalom si passa fra tre coni posti al centro e si entra in un secondo corridoio segnato da coni a un metro l'uno dall'altro: è la manovra di evitamento dell'ostacolo, lo scarto che su strada serve davanti a una portiera che si apre.

Il finale è la frenata, in una zona di 22 metri per 11. La moto deve fermarsi con la ruota anteriore oltre il primo allineamento di coni ma non oltre il secondo: né troppo presto né troppo tardi. Tutto il percorso va chiuso in non più di venticinque secondi. Il decreto non scrive nessuna velocità in chilometri orari e non impone una marcia: è il cronometro a dettare l'andatura. Le cifre precise che circolano nei piazzali sono abitudini, non regole.

Gli errori che chiudono la prova

L'elenco è corto e lascia poco spazio alle interpretazioni:

  • toccare uno o più coni;
  • saltare un cono o uscire dal percorso;
  • mettere un piede a terra;
  • guidare in modo scoordinato, mostrando scarsa padronanza della moto;
  • finire il primo esercizio in meno di 15 secondi o il secondo in più di 25;
  • fermarsi con la ruota anteriore prima del primo allineamento di coni oppure oltre il secondo.

Esiste una valvola di sicurezza, ma non è un diritto. L'esaminatore, tenuto conto di come è andata la prova fino a quel momento, può concedere la ripetizione della manovra sbagliata; un secondo errore nella stessa manovra porta alla non idoneità.

Il corridoio stretto, raccontato da chi l'ha appena fatto

Nel forum dell'app Noigui i candidati alle patenti moto si scambiano racconti e dubbi sulla prova pratica: com'era il piazzale, che cosa ha chiesto l'esaminatore nei controlli, come si tiene il gas nello slalom lento. Si possono leggere le esperienze di chi ha appena sostenuto l'esame A2 e aprire una discussione sull'esercizio che non riesce.

Terza fase: venticinque minuti nel traffico, con l'esaminatore in cuffia

Superati i coni si esce su strada. La guida nel traffico dura 25 minuti e in moto ha una particolarità inevitabile: l'esaminatore non può sedersi accanto. Segue il candidato a bordo di un'auto e dà le indicazioni attraverso un collegamento audio, una ricetrasmittente oppure un normale telefono cellulare con auricolare o vivavoce. Prima di partire verifica che le istruzioni arrivino chiare. Se non si sente bene, quello è il momento di dirlo, non al terzo incrocio.

Chi guida l'auto al seguito deve avere una patente valida, ma non è necessario che sia un istruttore. In autoscuola se ne occupa la scuola; al privatista, secondo le indicazioni degli uffici, tocca presentarsi con auto e conducente. Qualche ufficio consiglia anche di portare un auricolare personale con jack da 3,5 millimetri: è un'indicazione locale, però averne uno proprio, già provato sotto il casco, evita sorprese con quello fornito sul posto.

Si valuta ciò che si valuta in qualsiasi esame di guida: precedenze, posizione in carreggiata, velocità adeguata, sorpassi, rotatorie, uso degli indicatori. In moto contano anche gesti che in auto non esistono o si notano meno: il controllo dietro la spalla prima di spostarsi, la freccia spenta dopo la svolta (su molte moto non rientra da sola), la distanza laterale dalle auto in sosta, l'arresto vero allo stop, con il piede a terra. Le infrazioni gravi, come un semaforo rosso, un senso vietato o una precedenza negata, pesano come in auto e possono chiudere la prova; un elenco ragionato si trova nell'articolo sugli errori più comuni all'esame di guida.

L'indicazione arriva in cuffia, senza gesti, e va tradotta subito in una sequenza: "alla prossima a destra" vuol dire specchietto, freccia, controllo dietro la spalla, posizione. Se non è chiara, si chiede di ripeterla. Tirare a indovinare è il modo più rapido per infilarsi dove non si doveva.

Come allenarsi tra i coni, esercizio per esercizio

L'allenamento migliore è riprodurre il percorso: in autoscuola è già tracciato, chi si esercita con il foglio rosa su una moto propria può segnarlo in un piazzale privato, con il permesso del proprietario, e farsi cronometrare da un amico. Quelli che seguono sono consigli di guida, non prescrizioni del decreto.

Tratto del percorsoChe cosa mette alla provaErrore più frequente
Slalom lento, cinque coni ogni 4 metriEquilibrio e uso della frizione a passo ridottoFissare il cono davanti alla ruota e allargare fino a toccare il successivo
Giro attorno al cono centrale, cerchio di 8 metriSterzata stretta con moto inclinata e gas costanteChiudere il gas a metà curva e appoggiare il piede
Corridoio stretto, 25 metri per 1,3Traiettoria diritta a bassa velocitàAccelerare per sentirsi stabili e finire sotto i 15 secondi
Slalom veloce, cinque coni ogni 7 metriRitmo e cambi di direzione decisiPartire piano nei 20 metri di lancio e sforare i 25 secondi
Evitamento dell'ostacoloScarto rapido a velocità costanteFrenare durante lo scarto e urtare i coni del corridoio
Frenata nello spazio delimitatoArresto preciso, né corto né lungoFermarsi troppo presto, prima del primo allineamento

Per l'esercizio lento

Tre comandi lavorano insieme: gas appena aperto e fermo, frizione nel punto di attacco, freno posteriore sfiorato. È il posteriore a regolare la velocità, non il gas. L'anteriore a queste andature va lasciato stare: con lo sterzo girato basta un pizzico di troppo per far cadere la moto verso l'interno. Lo sguardo fa il resto: due coni avanti nello slalom, verso l'uscita nel giro attorno al cono centrale, sul fondo del corridoio stretto e mai sui bordi. Braccia morbide, ginocchia strette al serbatoio.

Il cronometro va allenato a parte, perché capita di ripetere il percorso senza errori e scoprire solo all'esame di averlo chiuso in tredici secondi. Il limite resta quindici; abituarsi a diciassette o diciotto è soltanto un margine di prudenza contro la fretta che viene con la tensione.

Per l'esercizio veloce

Qui il nemico è la timidezza. Chi percorre i metri di lancio con poca decisione arriva lento al primo cono, deve accelerare nello slalom e perde la linea. Meglio prendere subito l'andatura e tenerla, cambiando direzione con una spinta decisa sul manubrio dal lato verso cui si vuole andare, senza agitare il busto. Nello scarto non si frena mentre la moto cambia direzione: prima si evita, poi si raddrizza, poi si frena.

La frenata va ripetuta finché non si conosce il proprio spazio d'arresto a quell'andatura: moto dritta, entrambi i freni, anteriore progressivo e mai a strappo, frizione tirata negli ultimi metri. Aiuta scegliere un punto fisso in cui cominciare a frenare e non anticiparlo quando sale l'ansia. Le ultime sessioni vanno fatte con i due esercizi di fila, cronometro e abbigliamento d'esame addosso: guanti nuovi e paraschiena cambiano la sensibilità più di quanto si creda.

Tentativi, tempi e bocciatura: quante possibilità si hanno

Il foglio rosa vale dodici mesi. La prova pratica non può essere sostenuta prima che sia trascorso un mese dal rilascio, e dentro quell'anno le possibilità sono tre: la prima prova più due ripetizioni. Tra un esito negativo e il tentativo successivo deve passare almeno un mese. Le pagine che parlano ancora di sei mesi di validità e di due sole prove non sono aggiornate.

Una bocciatura tra i coni vale come prova non superata a tutti gli effetti: la guida su strada non si fa e il tentativo è speso. Esaurite le tre possibilità, o scaduto il foglio rosa, si riparte con una nuova domanda e nuovi versamenti; che cosa resti valido del percorso già fatto è spiegato nella guida sul foglio rosa scaduto prima dell'esame. Ogni nuova presentazione ha anche un prezzo, diverso tra autoscuola e privatista: i conti sono nell'articolo su quanto costa la patente A2.

Se il giorno dell'esame piove

Le norme chiedono una pista in buono stato e tacciono sull'asfalto bagnato: non c'è una regola scritta che garantisca il rinvio per pioggia, e come ci si regola dipende dalla seduta e dall'ufficio. Qualche allenamento sul bagnato, con frenate più dolci e anticipate e inclinazioni ridotte, permette di presentarsi più tranquilli. Per allerte meteo e sedute annullate vale quanto scritto nell'approfondimento sull'esame di guida rinviato per maltempo.

Il giorno dell'esame: una scaletta realistica

Gli orari cambiano da un ufficio all'altro e dipendono dal numero di candidati convocati, ma la sequenza è sempre la stessa.

  • La sera prima: documento d'identità, foglio rosa, patente già posseduta se c'è; abbigliamento completo e auricolare provato sotto il casco.
  • All'arrivo: riconoscimento dei candidati e controllo dei documenti della moto. L'attesa può essere lunga, meglio non passarla con casco e guanti addosso.
  • La prova: le tre fasi una dopo l'altra, con la verifica dell'audio prima di uscire su strada.
  • Esito: comunicato al termine.

Chi non è il primo del turno ha un vantaggio: guardando gli altri si vede dove si mette l'esaminatore e in che punto i candidati perdono il ritmo. Con l'esito favorevole la patente viene rilasciata subito, come prevede il Codice. Le differenze con le altre categorie moto sono riassunte nel confronto tra patente A1, A2 e A.

Domande frequenti

Come si svolge l'esame della patente A2?

Chi parte da zero o ha soltanto la AM sostiene prima la teoria: 30 domande vero o falso in 20 minuti, con tre errori ammessi. La prova pratica ha tre fasi in sequenza: controlli su casco, abbigliamento e moto, due esercizi cronometrati tra i coni in area chiusa e 25 minuti di guida nel traffico con l'esaminatore al seguito in auto. Si accede a ogni fase solo dopo aver superato la precedente.

Chi ha la patente B deve rifare la teoria per la A2?

No. I titolari di patente B, come quelli di A1, sono esonerati dall'esame di teoria e sostengono soltanto la prova pratica. La pratica però è completa: controlli iniziali, esercizi tra i coni e guida su strada.

Con che moto si fa l'esame della patente A2?

Serve un motociclo senza sidecar con potenza tra 20 e 35 kW e rapporto potenza/peso non superiore a 0,2 kW/kg. Se il motore è termico la cilindrata minima è 250 cm³, con una tolleranza di 5 cm³. Un 125 non è ammesso, e con una moto a cambio automatico la patente riporta il codice 78.

Quanto dura l'esame pratico della patente A2?

La guida nel traffico dura 25 minuti. Gli esercizi in area chiusa sono molto più brevi: il primo deve durare almeno 15 secondi, il secondo non più di 25. La durata complessiva della mattinata dipende dal numero di candidati convocati.

Quante volte si può ripetere l'esame pratico della A2?

Nei dodici mesi di validità del foglio rosa la prova pratica può essere ripetuta due volte, per un totale di tre tentativi. Tra una prova non superata e la successiva deve trascorrere almeno un mese.

Cosa succede se si tocca un cono o si mette il piede a terra?

Sono errori che comportano l'esito negativo della seconda fase, e chi non la supera non viene ammesso alla guida su strada. L'esaminatore può concedere la ripetizione della manovra, valutando l'andamento della prova, ma non è obbligato a farlo; un secondo errore nella stessa manovra chiude l'esame.

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