Incidenti stradali 2025: meno morti, più feriti e i 18-19enni in controtendenza

Nel 2025 sulle strade italiane sono morte 2.868 persone, il 5,3% in meno dell'anno prima. Nello stesso periodo gli incidenti con feriti sono saliti a 177.207 e i feriti a 237.822. Meno morti, più incidenti: il paradosso apre il rapporto ACI-ISTAT sugli incidenti stradali 2025, pubblicato il 24 luglio 2026, e dentro quel paradosso c'è un dato che riguarda da vicino chi ha appena preso la patente. Le vittime tra i 18 e i 19 anni sono aumentate dell'11,5%.

Questo articolo mette in fila i numeri del rapporto, distingue quello che dicono da quello che non dicono e prova a tradurli in indicazioni utili per chi guida. Le ipotesi sulle cause, dove ci sono, vengono presentate come tali: le statistiche descrivono, non spiegano da sole.

Incidenti stradali 2025: i numeri principali

Indicatore2025Variazione sul 2024
Incidenti con lesioni a persone177.207+2,2%
Morti entro 30 giorni2.868-5,3%
Feriti237.822+1,7%
Morti per milione di abitanti48,7era 51,4
Costo sociale degli incidenti con lesionipoco più di 18 miliardi di eurocirca l’1% del PIL
Costo dei soli danni materialicirca 4,4 miliardi di eurototale complessivo circa 22,6 miliardi

Rispetto al 2019, l'anno di riferimento per gli obiettivi europei, i morti sono calati del 9,6% e i feriti dell'1,5%. La lettura più prudente è questa: gli incidenti non diminuiscono, ma diventano in media meno letali. Un'ipotesi ragionevole, che il rapporto non misura direttamente, chiama in causa un parco auto più recente e meglio equipaggiato. È un'ipotesi coerente con il dato che vedremo subito sugli occupanti delle auto, non una dimostrazione.

Chi muore sulla strada: meno automobilisti, più ciclisti

La scomposizione per tipo di utente è la parte più istruttiva del rapporto, perché mostra andamenti opposti.

Utenti della stradaMorti 2025Variazione sul 2024
Occupanti di autovetture1.125-10,1%
Motociclisti802-3,4%
Pedoni419-10,9%
Ciclisti198+20%
Occupanti di mezzi pesanti166+13,7%
Ciclomotoristi56-8,2%
Utenti di bici a pedalata assistita30+50%
Conducenti di monopattini elettrici25+8,7%

Gli occupanti delle auto restano il gruppo più numeroso, ma sono quello che cala di più insieme ai pedoni. Sul fronte opposto ci sono ciclisti ed e-bike. Sommando ciclisti tradizionali, bici a pedalata assistita e monopattini si arriva a 253 vittime, un numero che nel dibattito pubblico pesa meno di quanto dovrebbe. Pedoni, ciclisti, utenti della micromobilità, motociclisti e ciclomotoristi, gli utenti cosiddetti vulnerabili, rappresentano insieme il 53,3% dei morti: più di uno su due.

Anche il rischio individuale cambia molto. L'ISTAT calcola un indice di mortalità, i morti ogni 100 incidenti, che vale 2,4 per i pedoni, 1,6 per i motociclisti, 1,0 per chi usa bici e monopattini e 0,6 per gli occupanti delle auto. A parità di incidente, un pedone ha circa quattro volte le probabilità di morire di chi sta in macchina. Chi usa il monopattino farebbe bene a conoscere le regole aggiornate, riassunte nella guida sui monopattini elettrici: nel 2025 le violazioni contestate ai loro conducenti nei comuni capoluogo sono state 24.139.

Giovane conducente al volante visto da dietro in una strada cittadina
Nel 2025 le vittime tra i 18 e i 19 anni sono passate da 78 a 87.

I 18-19enni in controtendenza

Il dato che ha fatto più notizia si legge in una riga: le vittime di 18 e 19 anni sono passate da 78 a 87, con un aumento dell'11,5%. Tra loro ci sono 75 uomini e 12 donne. Nella fascia successiva, 20-24 anni, i morti del 2025 sono 229. Il rapporto segnala inoltre un aumento dei feriti particolarmente marcato tra i 15 e i 29 anni, più 4,8%, e rispetto al 2019 una crescita delle vittime tra i 15 e i 17 anni del 10,4%.

Come leggerlo senza forzature? Tre considerazioni. La prima è statistica: nove vittime in più su una fascia d'età piccola bastano a produrre una variazione a due cifre, e un solo anno non fa una tendenza. La seconda è che l'aumento arriva in un anno in cui il totale cala, quindi va nella direzione opposta rispetto al quadro generale, e questo lo rende degno di attenzione anche se i numeri assoluti sono contenuti. La terza riguarda le cause: il rapporto non indica perché i 18-19enni muoiano di più. Esperienza di guida minima, guida notturna nel fine settimana, uso di due ruote e micromobilità sono ipotesi plausibili e discusse da anni, ma i dati pubblicati non permettono di attribuire l'aumento a nessuna di esse.

Quello che si può dire con certezza è che i primi anni di patente sono i più esposti, ed è la ragione per cui il Codice della strada li tratta a parte. Durata dello status di neopatentato, limiti di velocità ridotti e tasso alcolemico zero sono spiegati nelle guide su per quanti anni si è neopatentati, sui limiti di velocità per neopatentati e sul tasso alcolemico per neopatentati.

Dove: la città conta gli incidenti, le extraurbane contano i morti

La distribuzione per tipo di strada ribalta un'idea diffusa, quella per cui il pericolo maggiore è il traffico urbano.

Tipo di stradaIncidentiQuota incidentiMortiQuota mortiMorti ogni 100 incidenti
Strade urbane129.14672,9%1.20942,1%0,9
Strade extraurbane38.84321,9%1.40148,8%3,6
Autostrade9.2185,2%2589,0%2,8

In città avvengono quasi tre incidenti su quattro, ma si muore soprattutto fuori: le strade extraurbane, statali, provinciali e comunali fuori dai centri abitati, raccolgono meno di un incidente su quattro e quasi la metà delle vittime. Su quelle strade un incidente è in media quattro volte più letale che in città. Velocità più alte, assenza di spartitraffico, incroci a raso e scarsa illuminazione sono le spiegazioni tecniche più citate, ma anche qui si tratta di fattori noti, non di cause misurate dal rapporto 2025. Le autostrade, spesso percepite come le più pericolose, hanno un indice inferiore a quello delle extraurbane.

Nei 14 grandi comuni italiani i morti del 2025 sono stati 348, tre in più del 2024, con un tasso di 3,7 vittime ogni 100.000 abitanti contro una media nazionale di 4,9. Il divario tra città è ampio: si va da 1,7 a Milano a 6,7 a Catania.

Le strade extraurbane si imparano prima dell’esame

Sorpassi, velocità fuori dai centri abitati, incroci senza semaforo: sono gli scenari in cui si concentrano le vittime e anche molte domande dei quiz della patente B. Con l’app Noigui ti alleni proprio su questi capitoli, con le domande ministeriali aggiornate.

Quando: il tardo pomeriggio e le ore di buio

Il rapporto colloca il picco giornaliero degli incidenti nel tardo pomeriggio, fra le 17 e le 19, con il massimo intorno alle 18. È l'ora del rientro dal lavoro e da scuola, quella con più veicoli in circolazione. Ma il numero di incidenti e la loro gravità seguono logiche diverse. L'indice di mortalità, secondo l'ISTAT, è più elevato nelle ore fra il tramonto e l'alba, e in proporzione il rischio torna a salire nelle prime ore della notte, fra l'una e le tre.

In pratica: di giorno si fanno più incidenti, di notte si muore di più per ogni incidente. Per chi guida da poco, e ancor più per chi guida con il foglio rosa, la differenza tra le due cose è la migliore argomentazione per accumulare esperienza di guida al buio con un accompagnatore, prima di trovarsi da soli alle due del mattino.

Perché: la distrazione in testa alla lista

Sulle cause il rapporto usa una formula precisa: tra i comportamenti errati alla guida, i più frequenti sono la guida distratta, il mancato rispetto della precedenza o del semaforo, la velocità troppo elevata e le manovre irregolari. Insieme valgono il 43,1% delle cause di incidente, escluse quelle rimaste imprecisate. Seguono, con quote più basse, la distanza di sicurezza insufficiente al 6,3% e il mancato rispetto della precedenza ai pedoni al 3,3%.

La distrazione è anche il bersaglio dell'unica novità tecnica di quest'anno sulle auto nuove. Dal 7 luglio 2026 ogni vettura immatricolata nell'Unione deve avere un sistema che rileva lo sguardo lontano dalla strada e avvisa il conducente, come spiegato nell'articolo sull'ADDW e gli ADAS obbligatori dal 2026. Gli effetti, se ci saranno, si vedranno nelle statistiche dei prossimi anni, e comunque solo man mano che il parco auto si rinnova.

Alcol e droghe

Un capitolo a parte riguarda le sostanze. Sui 58.607 incidenti rilevati da Polizia Stradale e Carabinieri, il 7,7%, cioè 4.495 casi, è risultato correlato all'alcol e il 3,8%, 2.208 casi, alle droghe, in crescita dal 3,0% del 2024. Le sanzioni per guida sotto l'effetto di stupefacenti sono aumentate del 47,1%. Limiti, controlli e conseguenze sono nelle guide su alcol alla guida e su droga e guida.

Italia ed Europa: ventesimi su ventisette

Con 48,7 morti per milione di abitanti l'Italia fa meglio del proprio passato, ma non della media europea. Nell'Unione a 27 il tasso è di 43 decessi per milione, e nella graduatoria della mortalità stradale l'Italia scende al 20° posto. Il miglioramento c'è, ma altri Paesi migliorano più in fretta.

Il confronto va letto con cautela, perché i Paesi differiscono per densità di traffico, quota di moto e di strade extraurbane, età del parco circolante. Resta il fatto che, a parità di abitanti, sulle strade italiane si muore più che nella media dell'Unione.

L'obiettivo 2030, fatti due conti

L'Unione europea si è data l'obiettivo di dimezzare entro il 2030 morti e feriti gravi rispetto al 2019. Per l'Italia, che nel 2019 contava 3.173 vittime, significa scendere a circa 1.587. L'ISTAT calcola che per arrivarci servirebbe una riduzione media del 6,1% all'anno sull'intero periodo, e osserva che il ritmo effettivo è molto più lento.

Qualche calcolo, fatto da noi sui dati del rapporto, rende l'idea della distanza:

  • dal 2019 al 2025 i morti sono calati complessivamente del 9,6%, circa l'1,7% all'anno in media;
  • il calo del 2025, -5,3%, resta comunque sotto il 6,1% annuo richiesto;
  • se anche il -5,3% si ripetesse ogni anno fino al 2030, si arriverebbe a circa 2.180 vittime, lontano dall'obiettivo;
  • per raggiungere 1.587 morti partendo dai 2.868 del 2025, servirebbe ora un calo di circa l'11% all'anno per cinque anni consecutivi.

Sono numeri che non dipendono solo dalla tecnologia delle auto o dalle infrastrutture. Una parte consistente si gioca nei comportamenti, e quindi nella formazione di chi guida.

Cosa dicono questi numeri a chi sta imparando a guidare

Letti dalla parte di un neopatentato, i dati del 2025 si traducono in poche indicazioni concrete, tutte ricavabili dalle tabelle viste sopra:

  • le strade extraurbane sono il luogo più letale: velocità, sorpassi e incroci fuori città meritano più attenzione della guida in centro;
  • le ore di buio aumentano la gravità degli incidenti, e le prime ore della notte sono una fascia critica;
  • la distrazione è il primo comportamento errato accertato: il telefono va messo fuori portata prima di partire, non gestito durante la marcia;
  • pedoni e ciclisti rischiano quattro volte più di chi è in auto: attraversamenti, svolte a destra e aperture di portiera sono i momenti in cui l'errore dell'automobilista pesa di più;
  • alcol e droghe restano presenti in una quota non trascurabile dei sinistri rilevati, e per i neopatentati il limite alcolemico è zero.

Nessuna di queste indicazioni è nuova. La novità del rapporto è che la fascia dei 18-19 anni, per una volta, va nella direzione sbagliata mentre il resto del Paese migliora. È un segnale da seguire nei prossimi anni, e un buon motivo per non considerare la patente un traguardo ma l'inizio di un apprendistato.

Domande frequenti

Quanti morti per incidenti stradali ci sono stati in Italia nel 2025?

Secondo il rapporto ACI-ISTAT, i morti entro 30 giorni sono stati 2.868, il 5,3% in meno rispetto al 2024. Gli incidenti con lesioni sono stati 177.207 e i feriti 237.822, entrambi in aumento.

Perché gli incidenti aumentano mentre i morti diminuiscono?

Il rapporto registra il fenomeno ma non ne misura le cause. Il calo più forte riguarda gli occupanti delle auto, meno 10,1%, e un’ipotesi ragionevole è il rinnovo del parco con veicoli più sicuri. Resta un’ipotesi, non un risultato dimostrato dai dati.

Di quanto sono aumentate le vittime tra i 18 e i 19 anni?

Sono passate da 78 nel 2024 a 87 nel 2025, con un aumento dell’11,5%. Tra i 15 e i 29 anni sono aumentati anche i feriti, del 4,8%. Il rapporto non indica le cause di questo andamento.

Qual è la prima causa di incidente in Italia?

Tra i comportamenti errati alla guida il più frequente è la guida distratta. Insieme a mancato rispetto della precedenza, velocità troppo elevata e manovre irregolari rappresenta il 43,1% delle cause accertate.

Su quali strade si muore di più?

Sulle strade extraurbane, che raccolgono il 21,9% degli incidenti ma il 48,8% dei morti. In città avviene il 72,9% degli incidenti, con il 42,1% delle vittime; le autostrade pesano per il 9,0% dei morti.

L’Italia raggiungerà l’obiettivo europeo del 2030?

Con il ritmo attuale no. Dimezzare le vittime rispetto al 2019 richiede un calo medio del 6,1% all’anno, mentre dal 2019 al 2025 la riduzione complessiva è stata del 9,6%. Dai 2.868 morti del 2025 servirebbe ora un calo di circa l’11% all’anno.