Il bollo auto è la tassa che genera più equivoci di tutte, e il motivo è uno solo: non si paga per circolare, si paga per possedere un veicolo. Anche se l’auto resta ferma in garage tutto l’anno, il bollo è dovuto lo stesso — l’unico modo per non pagarlo più è radiare il veicolo dal PRA. È una tassa regionale, quindi l’importo cambia da regione a regione, e si calcola sui kW del motore incrociati con la classe ambientale. Ecco come funziona davvero, chi è esente e cosa succede se si paga in ritardo.
Che tipo di tassa è il bollo
Il bollo auto — formalmente tassa automobilistica — è un tributo dovuto da chi risulta proprietario del veicolo al PRA. Tre conseguenze pratiche discendono da questa definizione, e sono esattamente le tre cose che la gente sbaglia.
Si paga anche a veicolo fermo. Non esiste una sospensione perché «tanto non la uso». L’auto in garage, senza assicurazione e senza revisione, continua a generare bollo.
Segue il veicolo, non la persona. Se compri un’auto usata con anni di bollo non pagato, quel debito ti riguarda: è uno dei controlli da fare prima di firmare, insieme alla visura al PRA di cui abbiamo parlato nella guida sul passaggio di proprietà.
Solo la radiazione interrompe l’obbligo. Non la vendita informale, non il fatto di aver smesso di usarla: la demolizione o l’esportazione registrate al PRA.
Essendo un tributo regionale, ogni Regione — e le Province autonome di Trento e Bolzano — fissa le proprie tariffe, le proprie agevolazioni e in parte le proprie scadenze. Due auto identiche possono costare diversamente a Milano e a Napoli.
Come si calcola
La formula di base è semplice: potenza in kW × tariffa per kW, dove la tariffa dipende dalla classe ambientale del veicolo. Più il veicolo è inquinante, più alta è la tariffa.
Le tariffe indicate valgono per la potenza fino a 100 kW; sulla parte eccedente si applica una tariffa maggiorata. Sono valori indicativi proprio perché ogni Regione può discostarsene: per l’importo esatto conviene sempre usare il calcolatore ufficiale ACI o quello della propria Regione, inserendo la targa.
Un esempio per fissare l’ordine di grandezza: un’utilitaria Euro 6 da 70 kW paga intorno ai 140 euro l’anno; la stessa potenza su un veicolo Euro 0 supera i 210 euro. È la differenza che spiega perché tenere in vita un’auto molto vecchia costa più di quanto sembri.

Il superbollo
Sopra una certa soglia interviene una addizionale erariale, comunemente chiamata superbollo: si applica alla parte di potenza eccedente i 185 kW, nella misura di 20 euro per kW. L’importo si riduce con l’anzianità del veicolo e si azzera dopo un certo numero di anni dalla costruzione. Riguarda poche auto, ma su quelle pesa moltissimo.
Quando si paga
La regola generale è che il bollo va pagato entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di scadenza. Se la tua scadenza è ad aprile, hai tempo fino al 31 maggio senza alcuna penalità.
Per il primo bollo, quello successivo all’immatricolazione, valgono regole leggermente diverse a seconda della Regione, e in genere il termine si sposta al mese successivo se il veicolo è stato immatricolato negli ultimi giorni del mese. È l’unico caso in cui vale la pena verificare la regola locale invece di applicare la formula generale.
Il pagamento si effettua tramite PagoPA, agli sportelli ACI, presso le delegazioni, in tabaccheria, in posta, con l’home banking o dall’app IO. Non arriva più alcun bollettino a casa: la scadenza va ricordata, e il modo più semplice è impostare un promemoria annuale.
Bollo, revisione, assicurazione: tre obblighi diversi
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Chi è esente e chi paga meno

Veicoli ultratrentennali. I veicoli che hanno superato i trent’anni dalla data di costruzione sono esenti dalla tassa automobilistica. Se però circolano su strada pubblica devono versare una tassa di circolazione forfettaria, di importo modesto — indicativamente tra gli 11 e i 30 euro a seconda del tipo di veicolo.
Veicoli tra 20 e 29 anni. Molte Regioni riconoscono una riduzione del 50%, subordinata al possesso del certificato di rilevanza storica rilasciato dagli enti riconosciuti e annotato sul documento di circolazione.
Auto elettriche. Godono di un’esenzione totale per i primi cinque anni dall’immatricolazione. Terminato quel periodo, molte Regioni applicano una tariffa ridotta anziché quella piena; alcune hanno introdotto l’esenzione permanente. È uno dei punti su cui la differenza tra Regioni è più marcata.
Veicoli ibridi. Le agevolazioni sono interamente regionali: si va da qualche anno di esenzione a riduzioni parziali, fino a Regioni che non prevedono nulla. Va verificato caso per caso.
Persone con disabilità. La normativa prevede l’esenzione per un solo veicolo, entro limiti di cilindrata (indicativamente 2.000 cc per i motori a benzina e 2.800 cc per i diesel), su domanda e con la documentazione prevista.
Sospensione in casi particolari. Il bollo può essere sospeso per i veicoli in leasing restituiti alla società concedente e per quelli affidati a un rivenditore autorizzato in conto vendita, per il periodo in cui restano in giacenza.
Le novità: esenzione 2027 e riforma del 2028
Il bollo sta per cambiare due volte, e conviene tenere separati i due interventi perché hanno natura e tempi diversi.
Il primo è un’esenzione a tempo. Con il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, approvato dal Consiglio dei ministri il giorno prima e in vigore dal 18 settembre, il bollo viene cancellato per il solo 2027 sulle auto con potenza fino a 80 kW, circa 109 CV: il valore da guardare è quello alla voce P.2 della carta di circolazione. L’esenzione spetta per un solo veicolo per proprietario e non riguarda le elettriche, che seguono le esenzioni già esistenti. Il testo è già nella Gazzetta Ufficiale n. 216 del 17 settembre, ma essendo un decreto-legge dovrà essere convertito dal Parlamento entro il 16 novembre 2026, e in quel passaggio il testo può ancora cambiare; le istruzioni pratiche arriveranno da Regioni e ACI. Chi rientra, come si leggono i kW sulle ibride e cosa succede con moto e scooter è spiegato nella guida all’esenzione del bollo 2027 per le auto fino a 80 kW.
Il secondo è una riforma strutturale, già legge: il decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 147, pubblicato in Gazzetta l’11 agosto. Dal 1° gennaio 2028, per i veicoli immatricolati da quella data, il bollo seguirà il mese di immatricolazione: primo pagamento entro la fine del mese successivo, rinnovi entro la fine del mese di immatricolazione. Chi ha un’auto immatricolata entro il 31 dicembre 2027 mantiene le scadenze attuali, salvo diverse scelte della propria Regione.
Alcune regole cambiano prima. Dal 1° gennaio 2027, nel noleggio a lungo termine a pagare sarà l’utilizzatore indicato nel contratto e non più la società. La riforma chiarisce inoltre che il bollo resta dovuto anche con il fermo amministrativo e che, se l’auto viene venduta a un concessionario, l’obbligo si interrompe solo con la trascrizione al PRA, non con la semplice consegna delle chiavi. È un dettaglio da tenere presente rispetto a quanto detto sopra sulla sospensione per i veicoli affidati ai rivenditori. Il calendario completo, norma per norma, è nell’approfondimento sulla riforma del bollo legata al mese di immatricolazione.
Se paghi in ritardo: il ravvedimento operoso
Il ritardo non è una catastrofe, se ci si muove per tempo. Il ravvedimento operoso permette di regolarizzare pagando una sanzione ridotta, proporzionale al ritardo, più gli interessi legali. Più si aspetta, più sale.
A queste percentuali si aggiungono gli interessi legali, calcolati giorno per giorno. Su un bollo da 200 euro pagato con due settimane di ritardo si parla di pochi euro: conviene sempre ravvedersi anziché aspettare.
Se invece non si paga affatto, la Regione notifica un avviso di accertamento con sanzione piena e interessi, e da lì il credito entra nel canale della riscossione coattiva, con possibilità di fermo amministrativo del veicolo.
La prescrizione: tre anni, non dieci
La tassa automobilistica si prescrive in tre anni, calcolati a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento era dovuto. Trascorso quel periodo senza atti interruttivi, il debito non è più esigibile.
Attenzione però al meccanismo: qualunque atto notificato formalmente — un sollecito, un avviso di accertamento, una cartella — interrompe la prescrizione e fa ripartire il conteggio da capo. Per questo è importante non ignorare la corrispondenza: sapere quando è arrivato un atto è ciò che permette di verificare se il termine è davvero maturato.
Bollo, revisione e assicurazione: non confonderli
È l’errore concettuale che ritorna sia nella vita reale sia nei quiz d’esame, e vale la pena fissarlo una volta per tutte.
- Il bollo è una tassa di possesso: si paga alla Regione anche se il veicolo non circola.
- La revisione è un controllo tecnico di sicurezza ed emissioni: certifica che il veicolo può circolare.
- L’assicurazione RC è una copertura obbligatoria per i danni causati a terzi.
Sono tre obblighi indipendenti, con tre soggetti diversi dall’altra parte: la Regione, il centro di revisione, la compagnia assicurativa. Essere in regola con uno non dice nulla sugli altri. Puoi verificare di averli distinti con il quiz sul bollo e i documenti del veicolo, e trovi l’elenco completo degli argomenti nella pagina dedicata.
Domande frequenti
Il bollo si paga anche se l’auto è ferma?
Sì. È una tassa di possesso, dovuta da chi risulta proprietario al PRA indipendentemente dall’uso del veicolo. Solo la radiazione dal PRA interrompe l’obbligo.
Come si calcola il bollo auto?
Moltiplicando i kW del veicolo per una tariffa che dipende dalla classe ambientale, con una tariffa maggiorata sulla potenza eccedente i 100 kW. Le tariffe sono fissate dalla Regione, quindi l’importo esatto va verificato con il calcolatore ufficiale inserendo la targa.
Entro quando va pagato?
Entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di scadenza. Per il primo bollo dopo l’immatricolazione valgono regole regionali leggermente diverse.
Le auto elettriche pagano il bollo?
Sono esenti per i primi cinque anni dall’immatricolazione. Dopo, la maggior parte delle Regioni applica una tariffa ridotta; alcune hanno introdotto l’esenzione permanente.
Quando un’auto è esente perché storica?
Superati i trent’anni dalla costruzione. Se circola su strada pubblica resta dovuta una tassa di circolazione forfettaria di importo ridotto. Tra i 20 e i 29 anni molte Regioni riconoscono una riduzione del 50% con il certificato di rilevanza storica.
In quanto tempo si prescrive il bollo non pagato?
In tre anni dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui era dovuto. Ogni atto notificato formalmente interrompe la prescrizione e fa ripartire il termine.
Nel 2027 il bollo auto è abolito per tutti?
No. Il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, prevede l’esenzione per il solo 2027 e solo per un veicolo per proprietario con potenza fino a 80 kW. Le auto più potenti continuano a pagare, e il decreto dovrà essere convertito in legge dal Parlamento, che può modificarlo.
Da ricordare
Il bollo è una tassa regionale di possesso: si paga anche a veicolo fermo, si calcola sui kW incrociati con la classe ambientale, e si versa entro la fine del mese successivo alla scadenza. Esenzioni piene per i veicoli ultratrentennali e per le elettriche nei primi cinque anni, riduzioni per gli storici tra 20 e 29 anni e agevolazioni regionali per gli ibridi. In ritardo, il ravvedimento operoso costa poco e conviene sempre; ignorare del tutto la scadenza porta ad accertamento, interessi e possibile fermo amministrativo. E la prescrizione è di tre anni, ma basta un atto notificato per azzerare il conteggio.
