Autovelox e tutor: come funzionano, tolleranza e quando si può fare ricorso

La domanda che si fanno tutti è sempre la stessa: di quanto posso superare il limite senza prendere la multa? La risposta tecnica è che una tolleranza esiste, ma non è uno sconto: è il margine di errore strumentale che la legge impone di sottrarre alla velocità misurata. Vale 5 km/h fino a 100 km/h e il 5% della velocità rilevata oltre i 100 km/h. Tutto il resto, cioè dove può stare un autovelox, come deve essere segnalato e quando la multa è contestabile, è cambiato parecchio in due anni: prima con il decreto sulle distanze del 2024, poi con il decreto sull’omologazione in vigore dal 12 luglio 2026. Ecco il quadro completo.

Come funziona un autovelox

L’autovelox misura la velocità istantanea del veicolo nel punto esatto in cui si trova il dispositivo. Il rilevamento avviene con tecnologie diverse — sensori a spira nell’asfalto, radar, laser — ma il principio non cambia: viene fotografato un istante, non un percorso.

Le postazioni si dividono in tre famiglie:

  • postazioni fisse, installate in modo permanente su un palo o dentro le colonnine arancioni;
  • postazioni mobili presidiate, con gli agenti sul posto, che possono contestare immediatamente la violazione;
  • dispositivi in postazione automatica, senza presenza di agenti, ammessi solo su determinate tipologie di strada individuate dal prefetto.

Quest’ultimo punto è importante e spesso ignorato: la contestazione immediata non è obbligatoria solo sulle strade in cui il prefetto ha autorizzato il controllo automatico. Altrove, la mancata contestazione sul posto è un vizio del verbale.

Il tutor: qui si misura la media

Il sistema di controllo della velocità media — comunemente chiamato tutor — funziona in modo completamente diverso. Due portali fotografano la targa all’ingresso e all’uscita di un tratto di lunghezza nota; dividendo la distanza per il tempo impiegato si ottiene la velocità media tenuta sull’intero tratto.

La conseguenza pratica è che rallentare solo sotto il portale non serve a niente: se hai percorso 20 chilometri a 150 km/h e freni negli ultimi 200 metri, la media resta ampiamente fuori limite. Il tutor è tipicamente installato in autostrada e sulle strade extraurbane principali, dove il limite è di 130 e 110 km/h. Se hai dubbi sulle regole di quelle strade, il quiz sulla circolazione in autostrada è un buon ripasso.

Portale metallico con telecamere sopra le corsie di un’autostrada

La tolleranza: come si calcola davvero

La tolleranza non è una gentilezza del legislatore: è il margine di errore tecnico che va sottratto alla velocità rilevata prima di applicare la sanzione. La regola è duplice:

  • fino a 100 km/h rilevati, si sottraggono 5 km/h in misura fissa;
  • oltre 100 km/h rilevati, si sottrae il 5% della velocità misurata.

Qualche esempio concreto, che vale più di ogni spiegazione:

  • limite 50, rilevati 54 km/h → velocità contestata 49 km/h → nessuna sanzione;
  • limite 50, rilevati 56 km/h → velocità contestata 51 km/h → sanzione (fascia fino a 10 km/h);
  • limite 130, rilevati 140 km/h → si sottrae il 5% (7 km/h) → velocità contestata 133 km/h → sanzione;
  • limite 110, rilevati 114 km/h → si sottrae 5,7 km/h → velocità contestata 108,3 km/h → nessuna sanzione.

Un avvertimento che vale la pena tenere a mente: il tachimetro dell’auto non è uno strumento di misura legale. Per costruzione tende a indicare una velocità leggermente superiore a quella reale, mai inferiore. Fidarsi del proprio quadro strumenti per “restare nella tolleranza” è quindi un calcolo fragile in entrambe le direzioni.

Primo piano del tachimetro di un’auto con l’ago in evidenza

Quanto costa superare il limite

Le sanzioni dell’articolo 142 del Codice della Strada sono organizzate in quattro fasce, calcolate sulla velocità già decurtata della tolleranza.

Superamento del limite Sanzione Punti Sospensione
fino a 10 km/hda 42 a 173 €0—
oltre 10 e fino a 40 km/hda 173 a 694 €−3—
oltre 40 e fino a 60 km/hda 543 a 2.170 €−6da 1 a 3 mesi
oltre 60 km/hda 845 a 3.382 €−10da 6 a 12 mesi

A questo schema si aggiungono tre correttivi che pesano parecchio:

Guida notturna. Le sanzioni pecuniarie per le violazioni commesse tra le 22 e le 7 sono aumentate di un terzo.

Recidiva in centro abitato. Chi supera il limite di oltre 10 e fino a 40 km/h due volte nell’arco di un anno dentro un centro abitato subisce una sanzione aggiuntiva di 220 euro e la sospensione della patente da 15 a 30 giorni.

Neopatentati. Nei primi tre anni la decurtazione dei punti è raddoppiata, e i limiti da rispettare sono più bassi: 100 km/h in autostrada e 90 sulle extraurbane principali. Ne abbiamo parlato in dettaglio negli articoli sui limiti di velocità per i neopatentati e su cosa rischia un neopatentato per eccesso di velocità.

I limiti di velocità sono l’argomento più sbagliato ai quiz

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Dove può stare un autovelox: le distanze minime

Le regole sulla collocazione non arrivano dal decreto del 2026 ma da quello del Ministero delle infrastrutture dell’11 aprile 2024, pubblicato in Gazzetta il 28 maggio 2024, che ha lasciato agli enti dodici mesi per adeguare le postazioni già installate. I punti che interessano di più chi guida sono questi:

  • tra il cartello che impone il limite e il dispositivo devono esserci almeno 1 chilometro sulle strade extraurbane, 200 metri sulle urbane di scorrimento e 75 metri sulle altre strade urbane;
  • nei centri abitati, tra due dispositivi devono passare almeno 500 metri; fuori città le distanze minime sono più ampie e variano con il tipo di strada;
  • sulle strade extraurbane l’autovelox non si può usare dove il limite imposto è più basso di oltre 20 km/h rispetto a quello previsto per quel tipo di strada;
  • la presegnalazione è sempre obbligatoria, con cartelli ben visibili e non coperti.

Un secondo tassello è arrivato con il decreto Infrastrutture del 2025 (decreto-legge n. 73/2025): tutti i dispositivi dovevano essere registrati entro il 30 novembre 2025 su una piattaforma del Ministero, con marca, modello, matricola, posizione e direzione controllata. Un apparecchio che non compare nell’elenco nazionale non può essere usato per multare. Il terzo tassello, la taratura almeno annuale, oggi è scritto nero su bianco nel decreto sull’omologazione.

Omologazione o approvazione: la questione che fa cadere le multe

È il tema più discusso degli ultimi anni, e va capito bene perché nei quiz non compare ma nella vita reale sì.

L’approvazione è il riconoscimento amministrativo che un apparecchio risponde a requisiti generali. L’omologazione è la certificazione che quel modello specifico rispetta gli standard legali di misurazione. La Corte di Cassazione, con le pronunce n. 10505 del 2024 e n. 12924 del 2025, ha stabilito che solo i dispositivi omologati producono una prova legalmente valida: le multe elevate con apparecchi soltanto approvati sono contestabili.

Attenzione però: le multe emesse prima del 12 luglio 2026 non sono state annullate automaticamente. Ogni caso va valutato singolarmente in base al modello del dispositivo, all’autorizzazione applicabile, allo stato della taratura e all’orientamento giurisprudenziale vigente al momento della contestazione.

Mani che tengono un documento su una scrivania accanto a occhiali e chiavi dell’auto

Il decreto del 2026 sull’omologazione, in pratica

Per anni la difesa più usata contro le multe da autovelox si è retta su un vuoto: la legge chiedeva l’omologazione, ma una procedura per ottenerla non esisteva. Quel vuoto si è chiuso con il decreto del Ministero delle infrastrutture dell’8 giugno 2026 (n. 125), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 159 dell’11 luglio 2026 e in vigore dal giorno dopo. Da allora l’omologazione del prototipo è la regola, e nuove domande di semplice approvazione non vengono più accettate.

Per chi riceve un verbale contano soprattutto quattro punti:

  • i modelli già approvati ed elencati nell’allegato B del decreto si considerano omologati a tutti gli effetti, senza una nuova domanda del costruttore;
  • nelle prove l’errore dello strumento non può superare 3 km/h fino a 100 km/h e il 3% oltre quella soglia: è un requisito tecnico imposto all’apparecchio, da non confondere con la riduzione applicata sul verbale descritta sopra;
  • ogni dispositivo deve avere una taratura iniziale e poi una taratura periodica almeno annuale, oltre alle verifiche di funzionalità; senza certificato valido non può essere usato;
  • per i dispositivi dell’allegato B, la circolare del Ministero dell’Interno del 17 luglio 2026 chiede che il verbale dichiari l’omologazione ai sensi dell’articolo 6, comma 1, del decreto.

Le conseguenze pratiche vanno in due direzioni. Un verbale successivo al 12 luglio 2026 che non riporta gli estremi dell’omologazione, o che non permette di risalire alla taratura, ha un punto debole. Chi invece punta a far cadere una multa recente solo perché l’apparecchio era approvato e non omologato parte in salita: per i modelli dell’allegato B quella distinzione non regge più.

Per le multe elevate prima del decreto il quadro resta aperto. Con l’ordinanza n. 7374 del 27 marzo 2026 la Cassazione ha respinto il ricorso di un’automobilista mettendo al centro le verifiche di funzionalità e taratura, e i commentatori si sono divisi su quanto quella decisione sposti davvero l’orientamento del 2024. Come impostare oggi un ricorso, con le sentenze più recenti e i documenti da chiedere al Comune, è spiegato nella guida su autovelox, omologazione e ricorso dopo il decreto 2026.

Come e quando fare ricorso

I termini sono perentori e non ammettono ritardi. Le due strade sono alternative: scelta una, l’altra si chiude.

  • Ricorso al Prefetto: entro 60 giorni dalla notifica. È gratuito, non richiede avvocato, e l’amministrazione risponde entro 120 giorni. Se il ricorso viene respinto, però, la sanzione può essere rideterminata in misura più alta.
  • Ricorso al Giudice di Pace: entro 30 giorni dalla notifica. Prevede un contributo unificato di importo contenuto e apre un vero procedimento giudiziario, con la possibilità di sospendere l’esecutività del verbale.

Due date da segnare comunque in agenda: il verbale deve essere notificato entro 90 giorni dall’accertamento, altrimenti perde efficacia; e pagando entro 5 giorni si ottiene la riduzione del 30% dell’importo — riduzione che si perde nel momento in cui si sceglie di ricorrere.

Cosa verificare prima di contestare

Prima di impostare un ricorso conviene chiedere formalmente l’accesso agli atti e controllare quattro elementi:

  • modello e numero di serie del dispositivo, e il decreto con cui è stato omologato o approvato;
  • data dell’ultima taratura e certificato relativo;
  • presenza e posizione della segnaletica di preavviso rispetto alle distanze minime;
  • decreto prefettizio che autorizza il controllo automatico su quella strada, quando gli agenti non erano presenti.

Se anche uno solo di questi elementi manca, il verbale è aggredibile. Se ci sono tutti, il ricorso ha poche possibilità e conviene pagare nei cinque giorni per beneficiare dello sconto.

All’esame di teoria

Nei quiz ministeriali l’autovelox in sé compare poco: quello che viene chiesto sono i limiti di velocità e il ragionamento che ci sta dietro. Le trappole classiche sono due. La prima è la confusione tra tipi di strada: 130 vale in autostrada, 110 sulle extraurbane principali, 90 sulle extraurbane secondarie, 50 nei centri abitati — con le riduzioni a 110 e 90 in caso di pioggia. La seconda è la velocità “adeguata”: il Codice impone di regolare la velocità in base alle condizioni della strada e del traffico, quindi rispettare il limite non basta se le condizioni richiedono di andare più piano. Trovi altri esempi nell’articolo sulle domande trabocchetto sui limiti di velocità e puoi esercitarti con il quiz sui limiti di velocità. Vale la pena rivedere anche il calcolo della distanza di sicurezza, che dipende direttamente dalla velocità.

Domande frequenti

Qual è la tolleranza esatta dell’autovelox?

Si sottraggono 5 km/h dalla velocità rilevata fino a 100 km/h, e il 5% della velocità rilevata oltre i 100 km/h. La sanzione si calcola sulla velocità così ridotta.

L’autovelox deve essere sempre segnalato?

Sì, la presegnalazione è obbligatoria e deve essere chiara e tempestiva. Sulle strade extraurbane devono passare almeno 1.000 metri tra il cartello che impone il limite e il dispositivo.

Il tutor misura la velocità istantanea?

No, misura la velocità media su un tratto delimitato da due portali. Rallentare solo in prossimità delle telecamere non evita la sanzione.

Entro quanto va notificata la multa?

Entro 90 giorni dall’accertamento. Oltre quel termine il verbale perde efficacia.

Conviene fare ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace?

Il ricorso al Prefetto è gratuito ma, se respinto, la sanzione può essere aumentata; quello al Giudice di Pace ha un costo contenuto e consente di chiedere la sospensione del verbale. I termini sono rispettivamente 60 e 30 giorni dalla notifica.

Quanti punti si perdono per eccesso di velocità?

Nessuno fino a 10 km/h oltre il limite, 3 punti tra 10 e 40, 6 punti tra 40 e 60, 10 punti oltre i 60. Per i neopatentati la decurtazione è raddoppiata: conviene sapere come controllare il saldo e come recuperare i punti.

Dopo il decreto del luglio 2026 gli autovelox sono tutti omologati?

Non tutti in automatico. Sono considerati omologati i modelli elencati nell’allegato B del decreto dell’8 giugno 2026, mentre i nuovi apparecchi devono seguire la procedura di omologazione. In ogni caso serve una taratura valida, da ripetere almeno una volta l’anno.

Il quadro in poche righe

La tolleranza esiste ma è piccola: 5 km/h fino a 100, il 5% oltre. Le sanzioni salgono rapidamente e sopra i 40 km/h di eccesso arriva la sospensione della patente. Gli autovelox devono essere censiti nell’elenco nazionale, tarati almeno una volta l’anno, segnalati e collocati rispettando le distanze minime del decreto del 2024. Dal 12 luglio 2026 esiste anche una vera procedura di omologazione, e i modelli dell’allegato B sono considerati omologati; per le multe precedenti ogni caso va valutato a sé. E il tutor, che misura la media, resta l’unico sistema contro cui la frenata dell’ultimo momento non può nulla.