Autoscuola o privatista: costi, tempi e vantaggi a confronto

Prendere la patente da privatista costa meno. È la frase che circola in ogni gruppo di studenti e in ogni conversazione fra genitori, ed è vera solo a metà. La differenza esiste, ma è più piccola di quanto si creda, e negli ultimi anni si è ridotta ancora per una ragione precisa: alcune ore di guida in autoscuola sono obbligatorie per tutti, privatisti compresi.

Questa guida mette a confronto i due percorsi senza sconti retorici: che cosa cambia davvero nelle pratiche, quali costi sono uguali in entrambi i casi, dove si risparmia e dove il risparmio è solo apparente. Alla fine c'è un elenco di domande da fare all'autoscuola prima di firmare, che vale più di qualsiasi confronto di prezzi.

Che cosa vuol dire fare da privatista

Da privatista si presenta la domanda direttamente all'ufficio della motorizzazione civile, con il modello TT 2112 disponibile allo sportello o online sul Portale dell'Automobilista, invece di delegare tutto all'autoscuola. Si pagano le stesse tariffe ministeriali, si fa la stessa visita medica, si sostengono gli stessi due esami: teoria e pratica.

La differenza sta in chi fa la pratica burocratica e in chi insegna a guidare. Il privatista si organizza per conto proprio la preparazione teorica e, per le esercitazioni su strada, si affida a un accompagnatore privato che deve possedere i requisiti di legge. L'iscritto a un'autoscuola invece delega ogni passaggio e paga per questo servizio.

Va sfatato subito un equivoco: il privatista non è un autodidatta puro. Ci sono passaggi che deve fare in autoscuola per obbligo di legge, e sono proprio quelli che pesano di più sul preventivo.

Le sei ore che nessuno può evitare

È il punto che cambia il confronto e che molti scoprono tardi. Al momento di prenotare la prova pratica bisogna allegare l'attestato di frequenza di un corso di almeno sei ore di esercitazioni obbligatorie di guida, svolte presso un'autoscuola con istruttore abilitato.

Non si tratta di ore generiche: devono comprendere la guida in orario notturno e la guida su autostrade e strade extraurbane principali. Sono esattamente le condizioni che un accompagnatore privato non può riprodurre in modo formale, ed è per questo che la legge le ha rese obbligatorie a prescindere dal percorso scelto.

Il risultato pratico è che anche il privatista deve mettere in conto un pacchetto minimo di guide in autoscuola. Il risparmio non riguarda quindi la totalità delle lezioni, ma soltanto quelle aggiuntive che l'iscritto a un'autoscuola tende a fare in numero maggiore.

Pedale del freno supplementare sul lato passeggero di un'auto a doppi comandi dell'autoscuola
Anche chi si prepara da privatista deve svolgere in autoscuola le sei ore di guida obbligatorie.

L'altro vincolo: l'auto dell'esame

Il veicolo su cui si sostiene la prova pratica deve appartenere alla categoria B, essere capace di sviluppare almeno 100 km/h ed essere dotato di doppi comandi. È quest'ultimo requisito a chiudere il cerchio: un'automobile di famiglia non ha i doppi comandi, e installarli per un solo esame non ha senso economico.

Nella pratica quasi tutti i privatisti noleggiano l'auto dall'autoscuola per il giorno dell'esame, spesso insieme all'accompagnamento dell'istruttore. È una voce di costo che va chiesta esplicitamente in fase di preventivo, perché non sempre è compresa nel pacchetto delle sei ore.

Le voci di costo, una per una

Conviene separare ciò che è identico nei due percorsi da ciò che effettivamente cambia. Le tariffe ministeriali non sono negoziabili e valgono uguali per tutti, con l'eccezione di Sicilia, Valle d'Aosta e delle province di Trento, Bolzano e del Friuli Venezia Giulia, che applicano importi propri.

VoceAutoscuolaPrivatista
Tariffa esame di teoria (N067)26,40 € di diritti + 16 € di bolliIdentica
Tariffa esame di pratica (N019)16 € di bolliIdentica
Visita di idoneità psicofisicaA carico del candidatoA carico del candidato
Sei ore di guida obbligatorieComprese nel pacchetto o a parteObbligatorie comunque, da acquistare in autoscuola
Lezioni di teoria in aulaCompreseA carico del candidato, in autonomia
Guide aggiuntiveA listinoSolo se desiderate
Gestione della praticaCompresaA carico del candidato

Il quadro che ne esce è chiaro: il privatista risparmia sulle lezioni di teoria in aula, sulla gestione amministrativa e sulle guide non obbligatorie. Non risparmia sulle tariffe, non risparmia sulla visita medica e non risparmia sulle sei ore.

Un elemento che sfugge quasi sempre al calcolo è il tempo. Presentare la domanda, prenotare le prove, seguire le scadenze e recuperare gli attestati richiede spostamenti e attese agli sportelli. Chi lavora o studia a tempo pieno dovrebbe monetizzare quelle ore prima di dichiarare vincente il fai da te.

La teoria si può preparare benissimo da soli

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I tempi sono gli stessi, ma non l'organizzazione

Le finestre temporali non cambiano fra i due percorsi. Per la teoria si hanno due prove nell'arco di sei mesi a partire dalla data di presentazione della domanda; per la pratica, tre prove in undici mesi a partire dal mese successivo al superamento della teoria. Il foglio rosa arriva solo dopo aver passato la prova teorica.

Chi possiede già la patente A1, A2, A o B1 sostiene soltanto la prova pratica, pur dovendo versare comunque la tariffa dell'esame di teoria.

La differenza reale è che l'autoscuola presidia il calendario per te. Il privatista deve tenerlo d'occhio da solo, e le scadenze che saltano più spesso sono due: la validità della visita medica, che non deve essere anteriore a tre mesi se rilasciata da un medico monocratico o a sei mesi se rilasciata da una commissione, e il termine dei sei mesi per la teoria, che passa in fretta se si rimanda il primo tentativo.

Chi dovrebbe scegliere il privatista

Il percorso da privatista ha senso per un profilo abbastanza definito: chi studia bene da solo, chi ha una persona disponibile e in regola con i requisiti per accompagnarlo nelle esercitazioni, chi dispone di un'auto adatta alle guide private e chi ha tempo per la burocrazia. Se mancano due di queste quattro condizioni, il vantaggio economico si assottiglia in fretta.

L'autoscuola conviene invece a chi parte da zero e vuole un percorso guidato, a chi ha poco tempo, a chi non ha un accompagnatore disponibile e a chi preferisce che qualcuno tenga il conto delle scadenze. È anche la scelta più sensata per chi teme la prova pratica: le guide con un istruttore abilitato in una città che l'istruttore conosce valgono più di dieci giri con un familiare paziente.

C'è poi un criterio che nessuno considera e che meriterebbe più peso: il tasso di bocciature. Un percorso che costa duecento euro in meno ma porta a ripetere due volte la prova pratica non è un risparmio, perché ogni ripetizione ha un costo in denaro, in tempo e in nervi.

Le domande da fare prima di firmare

Vale sia per chi sceglie l'autoscuola sia per chi da privatista deve comunque acquistare le sei ore. Un preventivo serio risponde a tutte queste domande per iscritto.

  • Quante guide sono comprese nel pacchetto, e quanto costa ciascuna guida aggiuntiva?
  • Le sei ore obbligatorie notturne e su strade extraurbane sono incluse o si pagano a parte?
  • Il noleggio dell'auto per il giorno dell'esame è compreso?
  • Che cosa succede in caso di bocciatura: la ripetizione è inclusa, e a quali condizioni?
  • Le tariffe ministeriali e la visita medica sono dentro il prezzo o fuori?
  • Quanto dura la validità dell'iscrizione, e cosa accade se i termini scadono?

La risposta alla quarta domanda è quella che separa i preventivi onesti dagli altri. Chiedila sempre, e chiedi che sia scritta.

In sintesi

  • Le tariffe ministeriali e la visita medica sono identiche nei due percorsi.
  • Le sei ore di guida notturna, autostradale ed extraurbana sono obbligatorie anche per il privatista, e si fanno in autoscuola.
  • L'auto dell'esame deve avere i doppi comandi e raggiungere almeno 100 km/h.
  • Il privatista risparmia su aula, pratiche e guide facoltative, non sul resto.
  • I tempi sono uguali: 2 prove di teoria in 6 mesi, 3 di pratica in 11 mesi.

Domande frequenti

Conviene davvero prendere la patente da privatista?

Conviene se si studia bene da soli, si ha un accompagnatore in regola per le esercitazioni, si dispone di un'auto adatta e si ha tempo per la burocrazia. Il risparmio riguarda le lezioni di teoria in aula, la gestione della pratica e le guide facoltative: le tariffe ministeriali, la visita medica e le sei ore obbligatorie si pagano comunque.

Un privatista deve fare guide in autoscuola?

Sì. Per prenotare la prova pratica occorre l'attestato di frequenza di un corso di almeno sei ore di esercitazioni obbligatorie, con guida in orario notturno e su autostrade e strade extraurbane principali, svolte presso un'autoscuola con istruttore abilitato.

Che auto serve per l'esame di guida?

Un veicolo di categoria B capace di sviluppare almeno 100 km/h e dotato di doppi comandi. Poiché le auto private non hanno i doppi comandi, nella pratica anche i privatisti noleggiano il mezzo dall'autoscuola per il giorno della prova.

Quanto tempo si ha per superare gli esami?

Due prove di teoria nell'arco di sei mesi dalla presentazione della domanda, e tre prove pratiche in undici mesi a partire dal mese successivo al superamento della teoria. I termini sono gli stessi per l'autoscuola e per il privatista.

Chi ha già una patente moto deve rifare la teoria?

No. Chi possiede la patente A1, A2, A o B1 sostiene soltanto la prova pratica per conseguire la B. La tariffa dell'esame di teoria va però versata comunque, anche se la prova non si sostiene.

Quali documenti servono per la domanda?

Il modello TT 2112, la ricevuta di pagamento della tariffa N067, un documento di identità in corso di validità, la fotocopia della ricevuta della visita di idoneità psicofisica e il codice fiscale. Alla prenotazione della prova pratica si aggiungono la tariffa N019 e l'attestato delle sei ore di guida obbligatorie.

Il calendario reale di un privatista

La differenza più concreta tra i due percorsi non riguarda il denaro, riguarda chi tiene il calendario. In autoscuola le scadenze le gestisce qualcun altro; da privatista ogni passaggio dipende da un'iniziativa personale, e ogni dimenticanza si paga in settimane.

La sequenza da tenere sotto controllo è sempre la stessa: la validità del certificato medico, che ha una durata limitata e va utilizzato entro quel termine; la presentazione della domanda con la relativa documentazione; la prenotazione della prova di teoria; la richiesta dell'autorizzazione a esercitarsi dopo il superamento della teoria; le esercitazioni obbligatorie da svolgere presso un'autoscuola; infine la prenotazione della prova pratica, che va collocata dentro i termini di validità della pratica.

Il punto in cui i privatisti perdono più tempo è quasi sempre lo stesso, ed è la prenotazione delle sedute d'esame. Le date disponibili dipendono dalla programmazione dell'ufficio competente e non sono infinite: chi si muove con un mese di anticipo trova spazio, chi si muove quando la scadenza è alle porte rischia di trovare le prime date utili oltre il termine.

Se si cambia idea a metà percorso

Non è raro iniziare da privatista e rendersi conto, dopo qualche esercitazione, che l'autonomia non sta funzionando. Il passaggio all'autoscuola è possibile e non comporta la perdita di quanto già fatto: la domanda presentata, l'eventuale esame di teoria già superato e le esercitazioni svolte restano validi, e l'autoscuola prende in carico la pratica per la parte rimanente.

Vale anche il percorso inverso, sebbene sia molto meno frequente. Chi ha già superato la teoria in autoscuola e vuole proseguire in proprio può farlo, purché rispetti gli obblighi di esercitazione presso un'autoscuola e disponga di un veicolo idoneo e di un accompagnatore in regola con i requisiti.

La cosa da non fare è restare fermi. La pratica ha termini propri, e il tempo trascorso a decidere consuma esattamente le stesse settimane che si sarebbero potute usare per guidare.